La forza della social innovation: Wired Next Fest, tra seekers e solvers ICT oriented

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In una giornata tutta sull’innovazione sociale, con oltre tanti ospiti italiani e internazionali si è parlato di diversità, diritti, inclusione, migranti, omotransfobia, emancipazione femminile e riconoscimento facciale.
L’innovazione sociale al Wired Next Fest è stata declinata in chiave high tech e digitale, a cominciare dalle questioni relative al riconoscimento facciale. “Il problema esiste, eccome”, ha esordito Laura Carrer, responsabile Foia di Transparency International Italia nonché ricercatrice all’Hermes Center. “Il nostro volto è unico, e ciò ci rende sorvegliabili nel lungo periodo. Inoltre, gli algoritmi per la sorveglianza biometrica non sono trasparenti”. Alla base di tutto c’è la preservazione dello spazio pubblico, perché un controllo in questi luoghi può precludere le nostre libertà: “è come se ci fosse un poliziotto che ogni 200 metri ci ferma e ci chiede la carta d’identità”, ha riassunto. Una questione diventata rilevante anche dal punto di vista del legislatore. “Da un lato c’è la sicurezza e la libertà dei cittadini, dall’altro l’esigenza dello stato che grazie a questa misura può ridurre più facilmente la criminalità“, ha spiegato il deputato Filippo Sensi, promotore di un disegno di legge sul tema per trovare la sintesi tra le diverse questioni in gioco.

Con Lucrezia Bisignani, fondatrice e Ceo della education entertainment company Kukua, si è parlato di una bambina africana eroina, SuperSema, i cui superpoteri sono creatività, determinazione e uso delle soft skill, e che riesce a salvare il mondo attraverso le sue conoscenze tecnologiche e scientifiche. “L’avanzamento tecnologico dell’Africa è spesso sottovalutato, e per certi aspetti erroneamente sminuito”, ha spiegato Bisignani. E, in termini di scuola, “è importante trasmettere ai bambini che possono riuscire ad avere successo e crescere grazie alle competenze che sviluppano”.

Di realtà aumentata per valutare l’impatto reale di un progetto sulla vita delle persone si è parlato invece con Marco Boffi e Barbara Piga del Laboratorio di simulazione urbana del Politecnico di Milano. “L’obiettivo è cercare di anticipare alcuni possibili imprevisti che si potrebbero manifestare in futuro”, ha chiarito Boffi, “per offrire degli spunti utili alla creatività dei progettisti per opere il più possibile vicine alle esigenze di una comunità”. L’importanza di porre l’utente finale al centro dei processi è stata invece enfatizzata da Piga: “valutando l’impatto delle trasformazioni sul benessere dei cittadini, la realtà aumentata consente di fare vedere l’esperienza e verificare a priori che il progetto sia avvero efficace”.

Infine, ma non per importanza, spazio alla scienza: al tema degli organi artificiali è stata dedicata l’intervista a Luca Tiberi, ricercatore Airc all’università di Trento (dipartimento Cibio). “Utilizzare organi artificiali, ricreando il tumore in vitro, è utile per studiare le terapie, ma il risultato non è paragonabile alla complessità umana”, ha chiarito. Questa strada può comunque essere il futuro: “Se riusciamo a ricreare modelli ad hoc sempre più simili agli organi umani, ossia i cosiddetti organoidi, sarà possibile analizzare e studiare non solo i tumori, ma anche molte altre patologie e malattie“..